Riassunto e Analisi Canto XII Orlando Furioso: Il Castello di Atlante

Questo brano, il Castello di Atlante, costituisce il canto 12 (XII) dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

RIASSUNTO: Il Castello di Atlante

Orlando ha cercato Angelica in Francia e si sta apprestando per cercarla in altri luoghi, quando all’ improvviso gli sembra di udire una voce piangere: vede un cavaliere sopra ad un cavallo correre nel bosco. Il cavaliere sta portando con sè, usando la forza per tenerla, una donna che si dimena e chiede aiuto. Ad Orlando sembra che ella sia la sua amata Angelica. Orlando, convinto che sia Angelica, spinto dalla rabbia, richiama e minaccia il cavaliere, e così facendo sprona il suo cavallo, Brigliadoro, all’ inseguimento. Ma il cavaliere nè si ferma, nè risponde e continua la sua corsa veloce in mezzo al bosco, con Orlando all’inseguimento; correndo si trovarono su un grande prato che aveva al centro un palazzo. Il cavaliere, con la donna, corre all’interno del maestoso e raffinato palazzo (“di vari marmi con suttil lavoro edificato era il palazzo altiero”) ; poi arriva Orlando che, appena dentro, non vede più il cavaliere nè la donna. Orlando corre a cercare per tutte le stanze e le sale del pianterreno, poi, non avendo trovato nessuno, decide di cercare al piano superiore, ma con uguale risultato. I letti sono di oro e seta, non ci sono pareti e per terra il suolo è nascosto da tendine e tappeti. Orlando continua a pensare al viso leggiadro di Angelica e a quel ladro che l’ha rapita. E mentre con angoscia continua la ricerca, Orlando trova nel palazzo altri cavalieri: Ferraù, Brandimarte, re Gradasso e re Sacripante che cercano vanamente il signore del palazzo. Ogni cavaliere lo cerca per motivi diversi: chi dice che gli ha rubato il cavallo, altri la donna, e così non riescono più ad uscire dalla gabbia e molti, presi dall’inganno, sono stati nel palazzo settimane e mesi. Orlando, dopo aver cercato per dieci volte in tutto il palazzo, capisce che il ladro nel frattempo potrebbe essere già uscito e allora decide di uscire dal palazzo per cercarlo nel bosco. Orlando tiene lo sguardo a terra per vedere se ci sono orme, poi si sente richiamare da una finestra, alza lo sguardo e gli sembra di vedere il viso di Angelica. Ad Orlando sembra udire la voce di Angelica che gli chiede aiuto e che gli chiede di salvarle la sua verginità piuttosto che la sua vita. Udite queste parole, Orlando torna con impeto all’interno del palazzo, e ricomincia a cercare con speranza. A volte si ferma e sente la voce di Angelica che chiede aiuto, ma lei è in un luogo sempre diverso da quello in cui lui è in quel momento. Ma tornando a Ruggiero, che stava inseguendo nel bosco il gigante che aveva rapito Bradamante, questi arriva davanti al palazzo e, vedendo entrare il gigante, entra anch’egli. Appena entra nel palazzo, come successo a Orlando, non vede più nè il gigante nè la donna; inizia a cercare vanamente ciò che desidera ma non sa immaginare dove il gigante si sia nascosto. Cerca sempre nelle stesse stanze , non trascura di cercare nel sottoscala, con la speranza che sia nelle vicinanze, esce nel bosco, ma una voce lo fa tornare anch’egli, come Orlando, nel palazzo. La voce sembrava quella di Bradamante che lo aveva fatto innamorare e lui, come gli altri nel palazzo, continua a cercare ciò che più desiderava. Atlante ha condotto Ruggiero per impedire di incontrare Bradamante.

ANALISI: Il Castello di Atlante

In questo testo al verso 15, Orlando crede di aver visto Angelica e subito dopo afferma che è lei veramente. Non si ha perciò un distacco netto tra l’immaginazione e la realtà. Questo concetto viene anche ribadito in numerose altre parti del testo dove Orlando dice che le sembra Angelica e subito dopo è lei veramente. In tutte le parti del brano viene poi ribadito il fatto della vanezza della ricerca (vv.56-62), che si ripercuote su tutti i cavalieri a causa dell’incantesimo del mago. Il Palazzo di Atlante può essere visto come una metafora qualcosa che si insegue come un miraggio ed insieme alla vanezza della ricerca porteranno Orlando alla follia. Nel testo si riconoscono poi continui interventi dell’autore onnisciente Ariosto.

Alcune figure retoriche:

  • Verso 42 il bel tetto: sineddoche.
  • Frequenti antitesi e simmetrie che trasmettono l’irraggiungibilità della felicità.

Infine…

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